SKYLUM LUMINAR 3: Un applicativo facile da usare, adatto al professionista e all’appassionato, dotato di algoritmi

Luminar 3 è un applicativo specializzato nel ritocco avanzato delle fotografie ed è prodotto da Skylum, azienda americana fondata nel 2008 che produce anche Aurora Hdr, di cui abbiamo parlato nel numero di dicembre 2018. Luminar fa parte dell’ormai nutrita schiera di programmi di alto livello per il ritocco e il miglioramento delle foto digitali, ed è adatto non solo al professionista e all’appassionato evoluto ma anche all’utente con poca esperienza nel settore, grazie ai suoi algoritmi di elaborazione efficaci ma al contempo semplici da usare. Il programma di Skylum serve sia per gestire gli archivi fotografici sia per il fotoritocco non distruttivo e su livelli. L’applicativo è autonomo ma può funzionare anche come plug-in per Photoshop CC e Lightroom Classic CC di Adobe, Aperture e Photos for Mac di Apple. Una licenza del software permette l’installazione su un massimo di cinque computer.

La sezione per l’organizzazione delle foto mostra le immagini come una scacchiera compatta, con le miniature regolabili in diverse dimensioni. L’ordinamento degli scatti è per data (anno, mese, giorno), per album (si possono crearne a volontà) o per cartelle memorizzate nel computer. Il software non consente l’assegnazione di etichette, ma solo di una valutazione con le classiche stellette di gradimento e un giudizio positivo o negativo; manca anche un motore di ricerca. In compenso si può lanciare un’elaborazione batch per trattare un gruppo di foto con un set di regolazioni preparato in precedenza. Con un doppio clic su un’immagine si passa alla sezione principale di Luminar, dove la foto selezionata appare al centro dello schermo; a sinistra c’è la striscia con le altre immagini, sotto si trovano i preset e a destra il pannello espandibile con gli strumenti di ritocco. I preset in basso (Skylum li chiama look) mostrano in pochi secondi il loro effetto in altrettante miniature dell’immagine scelta, per rendere molto più veloce la selezione del look più adatto. Questi preset sono una sessantina e sono suddivisi in sette categorie (paesaggi, ritratti e altri ancora); possono essere personalizzati e salvati come nuovi, inoltre molti altri sono acquistabili nel sito di Skylum.

Ma il cuore di Luminar è costituito dagli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, implementati in Accent AI, Sky Enhancer e Sunrays, che analizzano l’immagine e applicano le correzioni necessarie per produrre un’immagine più bella e accattivante, in base all’esperienza acquisita con il confronto tra originali e versioni ritoccate di decine di migliaia di foto. Accent AI cambia il bilanciamento cromatico globale della foto, rende più vividi i colori, modifica contrasto e luminosità e aumenta leggermente la nitidezza. I risultati che si ottengono sono notevoli ed è veramente raro che l’immagine trasformata non sia più bella dell’originale, senza peraltro cadere nell’effetto “cartolina” con colori troppo accentuati e un aspetto generale artificioso. In ogni caso si può sempre regolare l’intensità di intervento con un cursore, applicare la trasformazione con un pennello solo in alcune zone dell’immagine, lavorare su livelli per poi miscelarli con l’originale (queste tre operazioni sono possibili con quasi tutti gli strumenti di fotoritocco di Luminar). Sky Enhancer rende più blu il cielo, ma rispetta il candore delle nubi ben visibili e rivela quelle lievi, che così si staccano bene dalle zone di cielo terso. Sunrays inserisce nella foto i barbagli di luce che appaiono nell’aria con fumo o vapore quando il Sole è parzialmente nascosto da rami oppure ostacoli sottili in genere.

L’utente può decidere dove collocare la sorgente di luce (il programma propone una posizione iniziale e di solito la sua scelta è piuttosto efficace) e regolare l’aspetto dei raggi: numero, nitidezza, intensità, lunghezza, casualità. I raggi non rispettano fedelmente gli ostacoli posti idealmente davanti al Sole (si tratta pur sempre di un’approssimazione, perché il software non ricostruisce in 3D la scena), però nella maggior parte dei casi il risultato è più che soddisfacente. Il pannello a destra con l’elenco degli strumenti per il fotoritocco è disponibile in cinque modalità, ciascuna con un diverso insieme di strumenti e di filtri, raggruppati per il ritocco veloce, i paesaggi, i ritratti e così via. Ogni set può essere arricchito con altri filtri oppure si può creare un set da zero; in entrambi i casi si salva il tutto come una raccolta personalizzata, così sono subito accessibili gli strumenti effettivamente utilizzati, senza doverli cercare tra quelli che non si usano. Peccato però che quando si cambia set di strumenti in corso d’opera il lavoro appena fatto viene cancellato e bisogna ricominciare da capo.

Tra gli altri strumenti segnaliamo la correzione delle aberrazioni cromatiche, costituita dai due filtri Defringe e Chromatic Aberration, che possono essere solo accesi o spenti e che funzionano bene con gli scatti Raw (soprattutto il primo, il secondo in pratica serve solo per rifinire); con i Jpeg è invece disponibile solo Defringe, che per di più è quasi inutile e migliora di pochissimo la foto. Per l’eliminazione delle distorsioni geometriche è fornito solo un cursore per un intervento manuale, mancano del tutto i profili specifici per i vari obiettivi. È invece molto efficace il filtro contro il rumore cromatico, praticamente obbligatorio se si spinge molto con la correzione del cielo negli scatti Jpeg. Nel caso di rumore sulla luminanza bisogna stare attenti a non esagerare, per non smorzare la visibilità dei dettagli più fini. Per raddrizzare le foto storte bisogna ruotare l’immagine traguardandola su una griglia in primo piano; non è invece disponibile la più comoda linea di riferimento. La squadratura dei bordi è automatica solo se la rotazione è effettuata nel modulo per il ritaglio; se invece si ruota la foto nel pannello Transform non solo il ritaglio va fatto a mano, ma la rotazione è possibile solo per gradi interi. Il filtro Foliage Enhancer serve per rendere più vividi i colori del fogliame e dell’erba, ed è molto efficace a patto di non esagerare.

Questo strumento si sposa alla perfezione con il pennello per applicare l’effetto solo dove serve, nelle parti di vegetazione più smorte. Golden Hour conferisce una tonalità dorata alle tinte dell’inquadratura e simula la resa cromatica delle foto scattate poco prima del tramonto. Anche con questo filtro non bisogna esagerare, per non ottenere un effetto artificioso. Infine, Dehaze dovrebbe ridurre la foschia nei panorami, ma la sua efficacia lascia a desiderare. Tutti i filtri sono non distruttivi e possono essere modificati in qualsiasi momento grazie al pannello History, che permette di tornare sui propri passi. Inoltre, anche le elaborazioni molto spinte non producono solarizzazioni con i file Raw grazie al motore cromatico che lavora con una profondità di 16 bit per tinta primaria. Gli algoritmi principali, Accent AI in particolare, funzionano molto bene e permettono di migliorare le foto scialbe in modo molto significativo, ma il software deve ancora maturare un po’. L’impossibilità di assegnare tag e l’assenza di un motore di ricerca (il produttore l’ha inserito nella lista delle funzioni da aggiungere), la rotazione solo con la griglia e l’inefficacia della correzione delle aberrazioni cromatiche con gli scatti Jpeg sono carenze che speriamo Skylum corregga al più presto.

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