John Turturro: “Con Il Nome della Rosa ho capito che siamo nel medioevo”

Ha origini italianissime – padre pugliese e mamma siciliana – e ama in modo smisurato il nostro Paese, Napoli in particolare. John Turturro, star del cinema intemazionale, fa il suo debutto nella fiction italiana. In questi giorni è in Tv nei panni di Guglielmo da Baskerville, protagonista de II nome della rosa, serie diretta da Giacomo Battiate, tratta dal romanzo omonimo di Umberto Eco.

L’attore, che possiamo vedere pure al cinema con il film Gloria Bell di Sebastiàn Lelio, in coppia con Julianne Moore, nella vicenda televisiva è un frate francescano che, assieme al suo allievo Adso da Melk (Damian Hardung), raggiunge un’isolata abbazia benedettina sulle Alpi per una disputa con un inquisitore, Bernardo Gui (Rupert Everett). Là, si ritrova a indagare su una serie di eventi misteriosi e su un segreto custodito nell’antica biblioteca. Un ruolo complesso, quello di Turturro, che al cinema era già stato di Sean Connery nelFomonimo film del 1986 di Jean-Jacques Annaud.

«Da ragazzino avevo in casa un pupazzo con le sembianze di Connery, ma vestito da James Bond», racconta divertito l’attore. «Però ho preferito non vedere il film con Sean, ho pensato che sarebbe stato più interessante approcciarmi senza filtri alla storia», aggiunge Turturro, che è sposato da trentaquattro anni con Katherine Borowitz e padre di due figli dai nomi italianissimi, Amedeo e Diego.

Mr. Turturro, qual è l’aspetto che l’ha colpita di più del suo personaggio?
«Il suo modo di pensare e di scoprire le cose, i vari aspetti della filosofia, della religione e della chiesa. Non avevo mai letto II nome della rosa di Eco prima di ricevere la proposta di interpretare Guglielmo: è stata finalmente l’occasione per leggerlo, non una volta sola, e di inserire quanti più fatti ed elementi possibili dal libro, senza tralasciare nulla. Questa è una storia ambientata nel Medioevo ma quanto mai attuale, adatta a questi tempi moderni».

Quando parla di temi legati ai nostri tempi, a che cosa si riferisce?
«Be’, nel libro c’era già tutta l’attualità di oggi, dagli scandali dei politici a quelli della Chiesa, con la questione del celibato e dell’omosessualità dei preti. E poi l’odio nei confronti delle donne. Il punto non è chiedersi se il Medioevo sta tornando, ma capire se l’abbiamo mai lasciato…».
«La conoscenza protegge dal potere»
Guglielmo è un filosofo, un uomo di fede ma anche d’azione, con la passione per l’investigazione: qual è l’aspetto suo che sente più vicino?
«Il fatto di pensare che il sapere e la conoscenza fossero una protezione contro il potere. Chi conosce e sa può mettere in dubbio».
Un aneddoto divertente sul set?
«Innanzitutto devo sottolineare quanto sia stato bello confrontarsi con tutto il cast, per un’opera che è il risultato di un vero lavoro di squadra. Aneddoti? Sono rimasto a bocca aperta per come uno degli attori italiani, Roberto Herlitzka (Alinardo), pur non conoscendo l’inglese sia riuscito a recitare nella mia lingua. Già è difficile essere chiari, lui invece è stato addirittura ironico, impresa praticamente impossibile. Un grande professionista».
Ha appena festeggiato 62 anni ed è sposato da trentaquattro: il segreto di un’unione così solida?
«Non è una cosa facile, ma è fondamentale avere una grande e bella amicizia. Poi, certo, ci sono alti e bassi, ma l’importante è lasciarsi sempre sorprendere, non annoiarsi mai. Il matrimonio è come surfare: arriva la grande onda, ti butti sott’acqua, poi riemergi…».

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