Will & Grace in streaming: le novità di marzo Infinity

Studio City, California. L’appuntamento con la sarabanda comica che ha riscritto le regole della sitcom è in un lotto degli Universal Studios, scavalcati i teatri di posa in memoria di John Ford, Alfred Hitchcock, Lew Wasserman e Verna Fields. Fabbrica con vista: là dove Richard Linklater portava lo spettatore, prima di finire nei magazzini riservati ai gipponi e ai blue-collar, ci sono David Kohan e Max Mutchnick, creatori di Will & Grace alle prese con la seconda stagione del mitico revival, in onda su Joi dal 29 marzo e disponibile su Infinity dal 30 Marzo. Macinano a gran velocità per conto di NBC, nel giorno in cui Where in thè World Is Karen Walker, titolo di un episodio, tocca il primo ciak.

In una sequenza da applausi – i protagonisti somigliano alle Popcorn Venus del sogno americano anni Settanta – Eric McCormack, Debra Messing, Megan Mullally e Sean Hayes si staccano dal nugolo di tecnici e truccatori, e ci accolgono danzando. «È la nostra cerimonia», sorridono. Le teste che roteano, il collo conficcato nella schiena dei partner. «Balliamo prima di entrare in scena. È un rito scaramantico. Con noi quattro in scena, mettete via i sedativi». Un eterno smash di battute e risate, promette il cast. Le star di Will & Grace assicurano: « dialoghi della nuova stagione fanno venire i crampi allo stomaco». Merito delle guest stars Chelsea Handler, Adam Rippon e David Schwimmer. «Ma, al di là degli ospiti, lo show è sempre stato all’avanguardia. Non ci siamo mai tirati indietro dal parlare di politica e diritti di gay, lesbiche e trans».

Sono previsti momenti-dinamite in risposta al razzismo imperante negli States. Debra Messing (Grace Adler) rivela: «La prima ondata Will & Grace era compressa tra il 1998 e il 2006. Poi, il ritorno nel 2017, sotto l’amministrazione Trump, dopo undici anni di vuoto. La serie doveva durare la bellezza di 10 episodi; se ne sono aggiunti altri sei e due stagioni». Non è un caso. «Nessuno di noi poteva immaginarlo. Ora timbriamo tutti il cartellino agli Universa! Studios. Grace avrà una storia con l’attore di Friends, David Schwimmer, che interpreta un bisbetico dell’Upper West Side. La relazione cambia drasticamente il rapporto d’amicizia e complicità tra Will e Grace». Al tempo stesso «lei si fa prendere dalle sue aspirazioni e si candida a presidente della New York Society of Interior Design». Messing la butta sul gioco: «Non vedreste bene Grace come governatore di New York? Chissà non si candidi davvero, prima o poi…». Megan Mullally, che con Karen e la sua risatina acida ha fatto fortuna, racconta: «Nell’episodio che stiamo filmando, mi nascondo da tutti.

Oh, non temete: con la separazione da Stan, Karen non perderà certo i suoi averi. Karen sotto un ponte è un’opzione impossibile». E attenzione ad Alee Baldwin, di ritorno nel ruolo dello spasimante Malcolm. Alcolista per sempre? «Che Karen sarebbe senza una sbronza? In un episodio, esagera e va in coma etilico. La troviamo vagabondare come uno zombie per le strade di New York. Finisce in un nightelub e canta The Man That Got Away davanti a un gruppo di sconosciuti, imitando Judy Garland in È nata una stella. Ho mai confessato che il mio primo amore è il canto e non la recitazione? Ora lo sapete». Anche James Burrows, regista dell’episodio originale di Will & Grace, ha scelto di tornare dietro la macchina da presa. La serie vanta 88 nomination agli Emmy Awards (18 vinti), tra cui Outstanding Comedy Series, ed è il fiore all’occhiello di Universal Television. Alle osservazioni di Ciak il quartetto di comici risponde sempre con un «That’s right, honeyl». Tranne Eric McCormack (Will), in stato confusionale. «Non sono più sicuro di dove vivo». Per qualche anno, Eric ha vissuto, a suo dire, una doppia vita: «Ho prodotto, diretto e recitato. Un esempio? La serie Netflix Travelers, in cui faccio la parte di un badass che viaggio nel tempo per salvare il mondo.

L’altra parte della mia identità la riservo all’avvocato gay Will di Will & Grace. Non vedo l’ora che il mio personaggio abbia la sua love story con Matt Bomer, attore di una simpatia sovrumana. Calco il palcoscenico da quando sono bambino, ho portato in scena il classico Èva contro Èva con un piatto nella mano sinistra e un grembiule in quella destra. Tutti noi, compresi Debra Messing, Megan Mullally e Sean Hayes, proveniamo dal teatro. E chi segue la sitcom lo sente». Il primo a non credere ancora che siano trascorsi vent’anni da quando Will & Grace ha messo a soqquadro i palinsesti è il comedian Sean Hayes (Jack’McFarland): «Mi sento un miracolato» dice. «L’industria hollywoodiana non è clemente con i comici. Questo è il ruolo della mia vita, devo tutto a Will & Grace. Jack un gay da stereotipo? Se qualcuno trova la mia recitazione un cliché è perché in fondo qualcosa di vero, in Jack, c’è. La stampa, nelle puntate anni Novanta, mi attaccò duramente; non sapeva, forse, come si comporta un omosessuale a New York, quali sono le sue abitudini e i codici di comportamento. I miei amici invece si riconoscono in Jack». E oggi? «Nel 2019 spero ci sia una diversa coscienza dell’omosessualità nel mondo. Potremmo fare di più, al cinema e in televisione, per black, latini, asiatici… Ci arriveremo. Per ora mi accontento di sapere che Jack è diventato una bandiera dell’orgoglio gay. Idem con i repubblicani bianchi. Non esiste muro con Will & Grace». -Sì, i tempi sono maturi: Hayes ha appena ritirato ti premio GLAAD «per aver promosso i valori della comunità LGBTQ durante gli anni». •

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