Pensioni ultime notizie, il Sud si mangia anche quota 100: approfondimento e ulteriori

Scatteranno dal 1 aprile nuovi pensionamenti con quale 100, ovvero 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Una misura che potrebbe interessare circa 430.000 dipendenti che da quest’anno potrebbero godersi meritato assegno di previdenza. Lo prevede l’ultima bozza del decreto sul reddito di cittadinanza e pensioni che fissa la prima finestra utile per i privati ad aprile, e a luglio per gli statali. Ma attenzione l’assegno per chi lascia il lavoro con quota 100 sarà ridotto, sul campo si lascia quasi 1/3 della cifra che si potrebbe incassare rispettando i limiti fissati dalla legge Fornero.

La vulgata diceva, il governo del cambiamento ha fatto pari e patta. Con il reddito di cittadinanza i grillini hanno soddisfatto gli appetiti del Mezzogiorno, bisognoso di un supporto alla povertà, e con quota 100, la riforma della riforma Fornero sulla previdenza, la Lega ha accontentato il popolo del Nord, quello dei lavoratori che versano più contributi di tutti e che si erano visti di punto in bianco aumentare l’età pensionabile. I fatti però ci mostrano un panorama ben diverso. A oggi, secondo i numeri dell’Inps, proprio nel Sud c’è il numero maggiore di domande per lasciare il lavoro in anticipo. Quante? Su 13.792 richieste, il 42,74% arriva dal Meridione, il 26,98% dal Centro del Paese e solo il 30,38 dal Nord. Il primato va alla Sicilia con 1.848 domande, poi seguono a ruota Lazio (1.745) e Campania(1.477). Per trovare le prime regioni settentrionali bisogna scendere giù dal podio e andare in Lombardia (1.394), Veneto (760) e Piemonte (624). Insomma, è vero che siamo partiti da pochissimo, ma al momento le tendenze ipotizzate in sede di elaborazione di quota 100 (62 anni più 38 di contributi) sono state completamente ribaltate.

L’APPROFONDIMENTO Come mai? Una bell’approfondimento del Mattino di Napoli segnala le possibili spiegazioni. La prima è fornita dall’Inps e parla di un fattore tecnico. I disoccupati, infatti, a differenza di chi deve ancora presentare le dimissioni, hanno la possibilità di richiedere subito la pensione. E la percentuali di disoccupati (non è un mistero per nessuno) è decisamente superiore nel Mezzogiorno d’Italia. Ma non basta questo a spiegare il fenomeno. Messa in soldoni, infatti, non è difficile capire che un pensionato con un assegno decurtato e comunque inferiore al suo ultimo stipendio ha a che fare con due diversi tenori di vita. Quello che trova al Sud è oggettivamente più abbordabile, quello che invece affronta al Nord lo è molto meno. Morale della favola: mentre in Sicilia, Campania e Puglia si fanno due conti e si scopre che anche perdendo qualche centinaia di euro non si campa male, da Firenze in su il calcolo è meno scontato e si prende tempo.

STATALI IN ATTESA Ma i numeri a sorpresa su quota 100 non finiscono qui. Nessuno infatti pronosticava che le richieste arrivassero per gran parte da chi lavora nel privato, mentre quelle degli statali fossero decisamente inferiori. Nel primo caso, infatti, il taglio dell’assegno (rispetto all’ultimo stipendio) è più importante e raggiunge anche il 20%. Di certo le cose nelle prossime settimane cambieranno, ma se si guarda agli organici, si può vedere che gli impiegati della Papiù anziani lavorano proprio nel Mezzogiorno d’Italia. Morale della favola: il divario tra Nord e Sud sul numero di domande presentate per aderire a quota 100 tra potrebbe pure aumentare. Una dato che il governo, soprattutto sponda Lega, proprio non si aspettava.

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