Pensioni ultimissime: Quota 100 e 62 anni di età, la pensione si abbassa del 25%

Riscatto laurea con 5.241 euro all’anno (sconti anche del 60%)

Un ammontare uguale per tutti (a patto di non avere più di 45 anni) pari a 5.241,30 euro per ogni anno di studio. Tanto costerà la versione «light» del riscatto della laurea con uno sconto— calcolato dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro—sostanzioso: un lavoratore in regime contributivo, con 40 mila euro di reddito, rispetto ai 13.200 euro attualmente previsti risparmierà il 60%.

Con il fondo di solidarietà, pensioni anche per i nati nel ’62

Le misure per l’anticipo della pensione con «quota 100» potranno essere utilizzate dai nati tra il 1952 e il 1959, ma con il meccanismo del fondo di solidarietà bilaterale legato a un accordo sindacale potranno smettere di lavorare anche i nati tra il 1960 e 1962. Chi esce con 5 anni di anticipo potrà perdere in media il 25% dell’importo di pensione che avrebbe avuto uscendo in vecchiaia a 67 anni.

Uscita in anticipo per lavoratrici con 58 anni

L’opzione Donna è stata prorogata. Sono previste pensioni anticipate secondo le regole di calcolo del sistema contributivo per le lavoratrici con un’età pari o superiore a 58 anni di età e le lavoratrici autonome con almeno 59 anni, che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni. Il requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi della speranza di vita.

Il sussidio va speso entro un mese (se no, -10%)

Il reddito di cittadinanza va speso nel mese successivo a quello di erogazione. In caso contrario si rischiano «riduzioni del beneficio, nei limiti del 10 per cento, nella mensilità successiva a quella in cui il beneficio non sia stato interamente speso. L’apposito monitoraggio delle spese con la «Carta rcd» sarà stabilito dal ministero del Lavoro entro 3 mesi dall’entrata in vigore decreto.

Per poter usufruire quota 100 – devi avere almeno 62 anni di età e 38 di contributi –  questo ti permette  di riuscire ad andare in pensione cinque anni prima rispetto al trattamento di vecchiaia comporta un taglio di circa un quarto dell’assegno previdenziale lordo.

Queste sono le possibili alternative per accedervi –  per esempio, se si va in pensione sfruttando sempre quota 100, ma a 64 anni di età – il taglio è sensibilmente inferiore e oscilla tra il 12 e il 16%.

Sono stati presi in considerazione 6 diversi tipi di lavoratori, tutti con prima iscrizione all’Inps all’età di 24 anni e differenti carriere che determinano retribuzioni annue lorde all’età di 62 anni comprese tra 30mila e 150mila euro, rappresentativa di diverse categorie contrattuali (impiegato, funzionario, manager).

Decidere di smettere di lavorare a 62 anni, quindi con i due requisiti minimi di quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi), comporta la rinuncia al 22% della pensione, a fronte di un’ultima retribuzione annuale di 30mila euro rispetto a quanto si incasserebbe accedendo al pensionamento di vecchiaia a 67 anni di età; si sale al 28% se la retribuzione è di 150mila euro.

COME CAMBIA L’IMPORTO
Esempi di pensione incassata in base all’età del pensionamento: a 62 anni o 64 anni utilizzando “quota 100” o a 67 anni (vecchiaia). Importi lordi in euro. Età di prima iscrizione all’Inps, 24 anni; prima retribuzione annua lorda di 15.000 euro; valori in euro in termini reali, cioè al netto dell’inflazione. (Fonte: elaborazioni Aon)

Ciò è dovuto al fatto che da 62 a 67 anni, continuando a lavorare, si aumenta il montante contributivo e inoltre, al momento del pensionamento, si beneficia di un coefficiente di trasformazione più vantaggioso. Per effetto della riforma previdenziale del 2011, a prescindere dal sistema di calcolo a cui si è soggetti (ex retributivo, misto, contributivo), i contributi versati dal 2012 sono convertiti in pensione in base al sistema contributivo, che premia la maggiore età e l’ammontare del montante accumulato. Oltre a ciò, un certo impatto è prodotto anche dall’eventuale incremento delle retribuzioni percepite dopo i 62 anni.

Soprattutto chi ha redditi bassi, dunque, deve soppesare adeguatamente se sfruttare quota 100: potrebbe rischiare di avere un assegno previdenziale insufficiente o comunque non adeguato al tenore di vita mantenuto durante gli anni di lavoro. Questo “rischio” viene evidenziato dai tassi di sostituzione (cioè il rapporto tra la prima rata di pensione annua lorda maturata e l’ultima retribuzione annua lorda percepita) pubblicati. Variano da circa il 60% per i profili di carriera meno dinamici, a circa il 40% per quelli più brillanti. Proseguendo l’attività fino a 67 anni, invece, la pensione lorda sarà pari al 50-70% dell’ultima retribuzione.

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