Olio di semi in offerta: urla, botte e spintoni per una bottiglia in più

Uno sconto sull’olio di semi (con la formula “compri due paghi uno”) ha fatto scatenare la ressa in un supermercato Lidl di Palermo. Qualcuno ha immortalato tutto in un video in cui si sentono urla e insulti, e si vedono persone spintonarsi per afferrare una bottiglia in più da aggiungere a un carrello già stracolmo. Il filmato, messo poi sui social, è diventato virale in poche ore.

Nelle ultime ore sta facendo il giro dei social un filmato che mostra la ressa per accaparrarsi l’olio per friggere in offerta speciale: due bottiglie al 50%, praticamente due al prezzo di uno. Un’offerta talmente irrinunciabile da trasformare in un ring lo spazio di fronte allo scaffale, tra bottiglie che volano, spintoni e offese. A giudicare dall’accento i protagonisti del filmato sono certamente della zona, ma non è chiaro quando il fatto sia avvenuto e in quale rivenditore. Il video è stato diffuso martedì 20 novembre dalla pagina Facebook “Se i quadri parlassero palermitano”.

 Nel senso moderno del termine, il fritto deriva da una cottura per convezione (ovvero propagazione di calore in un fluido mediante spostamento di materia) con rapprendimento e colorazione della superficie esterna dell’alimento. Così inteso, è – a parte la cottura a vapore, praticata nel mondo antico solo in Oriente – il metodo di trattamento dei cibi più recente, risultato di una civiltà culinaria evoluta, fornita, oltre che di una certa abbondanza di grassi, di stoviglie adatte: sostanzialmente vasellame metallico, anche se in area egea sono state rinvenute padelle in terracotta nel cui manico era possibile inserire una prolunga di legno, utile a sostenere alte temperature.

Che questi utensili, databili tra il I e il III secolo a.C., servissero davvero a friggere e non piuttosto a rosolare in poco olio, è incerto, e ancora più improbabile è che a una frittura in senso proprio si riferisca la citazione biblica (nel Levitico, 600 a.C. circa) di una cottura del pane “in padella”: potrebbe piuttosto trattarsi di un abbrustolimento. Lo stesso significato sembra attribuibile almeno in parte al verbo latino onomatopeico frigere, usato dai Romani per indicare qualsiasi procedimento che comportasse un rumore simile a un crepitio: dalla torrefazione

dei cereali a una cottura forte in liquidi diversi dall’acqua, che però quasi sempre consistevano in un miscuglio di olio, vino, miele e garum, la salsa fermentata di pesci. Più che nel mondo romano, la frittura moderna trova antecedenti nella Grecia classica, dove di cotture in tegame con rosolatura e formazione di una crosta esterna disquisiscono Aristotele e soprattutto il suo commentatore Alessandro di Afrodisia (II-III secolo d.C.). Anche qui però non si è certi che nelle procedure descritte il calore si trasmetta per convezione: il liquido di cottura può essere una sostanza umida diversa dall’olio (di oliva), nel qual caso il fritto aristotelico corrisponderebbe al nostro brasato.

A parte l’interesse teorico manifestato dagli intellettuali, si è ipotizzato che i cibi fritti avessero a quei tempi una notevole diffusione, ma solo tra i plebei, essendo invece snobbati dai ceti aristocratici. E demonizzati, allora come poi, dai medici: Ippocrate e Galeno li considerano pesanti, indigeribili. Anche in età moderna, quando la frittura comincia ad assumere caratteristiche più simili alle attuali, questo metodo di cottura resta a lungo confinato nella cucina popolare e di strada, producendo in Italia pasta cresciuta, panzerotti, supplì, crocchette… A tenere lontano il fritto dai grandi banchetti è, forse più ancora del giudizio negativo ereditato dagli antichi, la struttura del pasto, che, articolata sul servizio “di credenza” alla francese, impedisce il consumo immediato del piatto, con ovvio scadimento della sua fragranza. La frittura entrerà stabilmente nell’alta cucina solo con l’affermarsi del servizio “alla russa”, a metà dell’Ottocento, potendo vantare le lodi di BrillatSavarin, il fondatore della gastronomia moderna. In epoche più vicine a noi, i fritti hanno dovuto sfidare, come in passato, i fulmini di medici e dietisti, trovando riscatto solo negli ultimi anni, grazie all’informazione sui pregi dell’olio extravergine di oliva di qualità e sugli accorgimenti nel suo uso. E grazie anche a qualche suggestione esotica: c’è chi non addenterebbe mai un panzerotto, ma al ristorante ordina volentieri un vassoio di pesci e verdure in tempura.

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