Come vedere Inter – Genoa Streaming gratis diretta Link tv Live no Rojadirecta

Ci sarà un popolo a soffiare sull’Inter. Oggi – complice l’orario pomeridiano e le tante iniziative per favorire l’adesione in massa degli Inter Club attuate dalla società – sono attesi a San Siro almeno sessantacinquemila tifosi. A cui la squadra avrà l’obbligo di regalare la settima vittoria consecutiva in campionato che sarebbe il biglietto da visita migliore da esibire nella Grande Notte di Champions con il Barcellona. «Il nostro pubblico è il nostro riferimento. Dobbiamo diventare una squadra bellissima e fortissima che possa meritarsi tutto l’amore che ci sarà quando saremo soffocati dall’amore degli interisti allo stadio – sottolinea con aria solenne Luciano Spalletti – Come punto di riferimento noi abbiamo i nostri tifosi e la nostra storia: siamo l’Inter. Per questo, ogni qual volta scendiamo in campo, non dobbiamo dire che siamo forti ma dobbiamo ridimostrare di essere superiori ai nostri avversari. Non è la forza e la stazza del tuo avversario ma la garra che ci metti a farti vincere le partite». Il tutto anche se, complice un calendario ipercompresso, contro il Genoa l’allenatore sarà costretto ad attingere a piene mani nella profondità della rosa. Vietatissimo però parlare di turnover oppure di Inter di scorta, per evitare rispostacce dal buon Luciano: «Io metto sempre in campo l’Inter», taglia corto, ma poi – dissertando sul testa a testa tra Icardi e Martinez – amplifica il concetto. «Lautaro nei miei pensieri perché è un calciatore di livello, con caratteristiche ben precise e in queste partite ci può dare una mano perché il calendario presenta tante gare ravvicinate. Questo vuol dire aver scelto lui per giocare, non per fare respirare l’altro. Se scelgo Lautaro è perché è di pari livello e spessore rispetto a Icardi». Stop.

Si può iniziare con:

  1. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  2. Kosovo Radio Television of Kosovo;
  3. Finlandia Yleisradio Oy;
  4. Australia Special Broadcasting Service;
  5. Indonesia Rajawali Citra Televisi Indonesia;
  6. Ecuador RedTeleSistema;
  7. Cina China Central Television;
  8. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation;
  9. Birmania Myanmar National TV;
  10. Bosnia ed Erzegovina Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  11. Grecia Ellinikí Radiofonía Tileórasi;
  12. Honduras Televicentro;
  13. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  14. Germania Zweites Deutsches Fernsehen;
  15. Irlanda Raidió Teilifís Éireann;
  16. Croazia Hrvatska radiotelevizija;
  17. Colombia Radio Cadena Nacional;
  18. Austria Österreichischer Rundfunk.

Sarebbe comunque una scelta coraggiosa lasciar fuori l’uomo che con 6 gol nelle ultime 4 gare giocate in Serie A ha trascinato l’Inter in scia di Juve e Napoli; però – parallelamente – va sottolineato come nell’unica partita in cui Icardi non ha giocato, ha potuto applaudire l’amico Lautaro per il gol segnato al Cagliari. Quella era un’Inter ancora convalescente, mentre la squadra che ha strapazzato la Lazio all’Olimpico è apparsa una macchina da guerra senza difetti. Però come insegna Spalletti, per non correre il rischio di fare come i gamberi, è meglio ricordarsi anche le giornate storte: «Dobbiamo tenere a mente le grandi prestazioni fatte, ma anche le partite giocate contro il Sassuolo e il Parma, quando non abbiamo portato a casa neppure un punto. E’ la somma delle nostre esperienze che ci deve indicare la prospettiva futura che andremo ad acchiappare. E’ questa analisi che ci può far diventare padroni del nostro futuro. Nei momenti migliori mi scatta l’allarme rosso perché troppi complimenti indeboliscono. I giocatori hanno fatto vedere che hanno imparato le lezioni in precedenza, ma è bene non dimenticarsi mai le brutte esperienze del passato». Anche perché l’uomo di Certaldo sente come un dovere il dover ricambiare l’overdose d’amore che i tifosi stanno riservando all’Inter «Abbiamo l’obbligo di diventare una squadra bella, che gioca un calcio importante e che merita di avere quasi 70.000 tifosi in una partita non di primo livello. Dobbiamo meritarci questo amore perché abbiamo gente che crede nelle nostre qualità indipendentemente da quello che succede. Deve essere questa la nostra ambizione».
In mezzo a tanta melassa, una goccia di veleno Spalletti la riserva per stigmatizzare la fuga di notizie sull’ormai prossimo arrivo di Beppe Marotta all’Inter. Risposta ben studiata quella dell’allenatore che – probabilmente – da un po’ si voleva esprimere sull’argomento: «Marotta lo conosco ed è un ottimo professionista e potrebbe dare il suo contributo. Ma qui ci sono molti professionisti importanti che potrebbero dare il loro contributo alla Juventus. La cosa che mi fa riflettere è che il fatto che Marotta venisse via alla Juventus lo sapevano solo alla Juventus, mentre il fatto che Marotta verrà all’Inter lo sanno tutti, meno che quelli dell’Inter. Forse c’è qualcosa da rivedere».

Sarà turnover. Ma non è dato a sapersi quanti giocatori vorrà cambiare Luciano Spalletti rispetto a Roma e in vista del rendez-vous di Champions con il Barcellona. La stella polare per orientarsi dovrebbe essere la gara giocata contro il Cagliari (29 settembre, 2-0 con reti di Martinez e Politano) prima della trasferta di Eindhoven, altro snodo cruciale nel girone di Coppa. Forse non è un caso che l’allenatore ieri abbia provato la stessa difesa vista contro la squadra di Maran, con D’Ambrosio, De Vrij (al rientro dopo non aver giocato con Barça e Lazio), Miranda e Dalbert. A centrocampo dovrebbe rivedersi Gagliardini in coppia con Brozovic mentre in attacco ci sono i maggiori punti interrogativi. Nel tattico l’uomo di Certaldo ha piazzato da una parte Politano, Joao Mario e Keita alle spalle di Martinez, mentre dall’altra c’erano Candreva, Nainggolan e Perisic con Icardi terminale dell’azione. I dubbi principali ruotano intorno al centravanti (ovviamente) perché Martinez merita una chance però, nel contempo, sarebbe una scelta alquanto coraggiosa lasciare in panchina un bomber che nelle ultime 4 gare di campionato giocate ha segnato 6 gol, gli ultimi – è storia recente – lunedì all’Olimpico. Quel che è certo, è che sarà staffetta tra argentini, a meno che (come accaduto a Ferrara) Spalletti non sia costretto a ricorrere al “doble pivote” per raddrizzare la partita. Chi invece sembra certo del posto (in attesa di lasciarlo a Nainggolan in Champions) è Joao Mario che merita continuità dopo la buona prova con la Lazio. Il portoghese – che a San Siro non gioca dal match con la Fiorentina del 5 gennaio – si troverà un muro di sessantacinque mila tifosi con l’obiettivo di trasformare i fischi estivi in applausi. Saranno ben shakerate pure le corsie esterne d’attacco. Anche in questo caso tutto parte da Perisic: dovesse Spalletti farlo rifiatare, più probabile che l’Inter parta con Candreva a sinistra (come con il Cagliari) per dare copertura a Dalbert. Facile pensare che, in corso d’opera, possa trovare posto pure Keita che ha già dovuto digerire un ruolo da comprimario nella sfida da ex contro la Lazio.

Le immagini diffuse dal Barcellona, nelle quali si può apprezzare il ritorno in gruppo di Samuel Umtiti e, soprattutto, di Lionel Messi hanno una chiara finalità: creare insicurezza in casa Inter, dove si pensava invece che l’assenza della Pulga fosse scontata. Non a caso, con lo stesso scopo, da un paio di giorni, la cupola del club catalano ha cominciato a filtrare alla stampa rumori secondo cui il genio della lampada parteciperà, «al 100%», alla spedizione culé che, lunedì pomeriggio, partirà alla volta di Milano con l’obiettivo dichiarato di conquistare, il giorno dopo, San Siro.

Ed è per questa ragione che, a forza di ripeterlo e, dall’altro lato, di sentirselo ripetere, all’ombra del Camp Nou sono davvero tutti convinti che il miglior calciatore al mondo sia già pronto al rientro. In questo senso, anche lo stesso Ernesto Valverde, alla vigilia della gara di campionato contro il Rayo, ha giocato a nascondino: «Il suo problema è al braccio e, per questo motivo, è normale che si alleni con il resto dei suoi compagni, per mantenersi in forma. Questo non vuol dire, però, che abbiamo fretta, anche perché sono passate soltanto due settimane». Inizialmente, infatti, lo staff medico del Barça aveva fissato a quota «tre settimane» il periodo di tempo necessario alla Pulga per superare la frattura del radio del braccio destro.

E così, dal 20 ottobre (giorno dell’infortunio) si sarebbe andati a finire, quantomeno, all’11 novembre e, quindi, alla pausa per le gare delle nazionali. Messi, però, non ci sta e ha voglia di tornare in fretta, anche perché quella contro l’Inter è l’ultima partita importante del Barça che i giurati del Pallone d’Oro prenderanno in considerazione prima di esprimere il proprio parere: «Non lo terrò fuori sol perché la squadra ha risposto bene durante la sua assenza. Quello che mi preoccupa è il suo infortunio. Se sta bene gioca al 100% perché con lui in campo siamo più forti. Detto questo, quello che vogliamo tutti è che possa recuperarsi al meglio». Ed è per questo motivo che, a San Siro, l’argentino dovrebbe accomodarsi in panchina. Almeno all’inizio…

La comunicazione al giorno d’oggi è un’arma importante. E se si vive nella logica di uno spogliatoio di calcio, parole, gesti e sospiri acquistano un valore ancor più forte in base alle situazioni. Ad Appiano, ad esempio, è già sparita la parola turnover che non «garbava» per niente a Luciano Spalletti. Ha voluto una rosa ampia quest’estate, dove tutti devono sentirsi al centro del progetto: «Per me sono tutti titolari» ha ribadito in questi mesi. E i fatti gli stanno dando ragione. A eccezione di Ranocchia e dei portieri di riserva, tutti hanno avuto la loro chance da titolare. E allora meglio parlare di rotazioni, di uomini e di energie. Perché in fondo alla fine «sono io che scelgo, ma in campo va sempre l’Inter».

L’ORGOGLIO Quando Spalletti parla di Inter lo fa sempre con orgoglio e rispetto, per la storia della società e per i suoi tifosi, ai quali ha dedicato un post su Instagram poco prima di arrivare in conferenza. «Non vogliamo essere gli anti di qualcuno, perché a farci da riferimento ci sono i nostri tifosi e la nostra storia. Noi siamo l’Inter» si legge sul profilo ufficiale di Spalletti, con un hashtag piuttosto significativo: «senza tregua». Ecco perché l’allenatore vuole una squadra sicura di sé alla ricerca della settima vittoria consecutiva in campionato. Ma che sappia dimostrare in campo di essere sempre superiore all’avversario: «Le insidie ci sono in ogni angolo nel nostro campionato – ha ammesso -. Il Genoa ha fatto sempre ottime prestazioni, anche l’ultima contro il Milan. L’insidia è proprio questa, non dobbiamo pensare di essere forti ma dimostrarlo in ogni partita. Con l’atteggiamento giusto e la qualità: non è tanto la forza dell’avversario ma è la gorra che metti per batterlo a fare la differenza». Oggi al Meazza ci saranno più di 65 mila tifosi e Spalletti non vuole sorprese. Per questo, quando svela quale obbligo si è prefissato lo spogliatoio, dice: «Vogliamo diventare una squadra fortissima, che gioca un calcio importante come ci è successo in qualche partita. Una squadra che possa meritare i ti  65 mila per una gara di questo livello è un dato importante, bisogna meritarsi un palcoscenico del genere, questo affetto e questo amore. Loro credono più di tutti nelle nostre qualità e noi dobbiamo essere dello stesso livello dei nostri tifosi».

LE SCELTE La comunicazione, dicevamo. Spalletti ha raccontato dopo il successo con la Lazio di come ha preso da parte De Vrij e spiegato all’olandese che non avrebbe giocato. L’idea era quella di preservarlo da una tempesta di fischi – scontati – da parte dei suoi ex tifosi. E allora anche per questo è difficile pensare di non vedere oggi in campo Joao Mario, ripescato a sorpresa nella trionfale trasferta di Roma. Il ghiaccio è stato rotto fuori casa non per caso, evidentemente. E oggi arriva la prova del «nove»: riconquistare San Siro e trasformare quei vecchi fischi in applausi, proprio come è successo lunedì scorso nella Capitale. «La valutazione da fare su Joao Mario è più di testa che di fisico – racconta Spalletti -. Lui è stato bravissimo a Roma perché avevo bisogno delle sue qualità e le ha messe al servizio della squadra, anche se fino a lunedì non aveva mai giocato. Significa che ha sempre lavorato molto bene, come fanno tutti i giocatori. Non serve solo essere professionisti qui, ma professionisti da Inter. È diverso».

LA DIRIGENZA E torniamo all’orgoglio associato al club. Perché in quel «da Inter» c’è tutto il pensiero carismatico spallettiano. Che a petto in fuori difende e applaude anche la sua dirigenza quando si parla del possibile futuro in nerazzurro di Beppe Marotta. «Lo conosco ed è un ottimo professionista – chiosa -, potrebbe dare il suo contributo come credo che i nostri dirigenti potrebbero dare il loro alla Juve. Mi stupisce e mi fa riflettere il fatto che solo alla Juve sapevano che sarebbe andato via, mentre il fatto che potrebbe venire all’Inter lo sanno da tutte le parti, meno che al- l’Inter». Parole giuste al posto giusto. Luciano il comunicatore non vuole distrazioni, ma un gruppo di lavoro unito e «da Inter». Per tornare a vincere

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