Assunzioni scuola e legge di bilancio 2019, cosa cambia: tutto su posti e concorsi

Nella Legge di bilancio compaiono anche delle importanti novità su quello che è il tema scuola. Nel caso in cui il testo attuale della manovra passasse l’esame del parlamento, si smonterebbe completamente l’impianto della buona scuola del governo Renzi. Sembra che ad essere finito nel mirino del governo sia proprio il percorso FIT.  Il Tirocinio Formativo della durata triennale, pare che si trasformerà in un percorso di formazione almeno iniziale ed una prova annuale e ci sarà soltanto una possibilità per passarlo e poi pare che scomparirà in modo definitivo.  Ma non finiscono qui i cambiamenti riguardanti il processo di selezione anche di formazione dei docenti e pare che non ci sarà al momento alcun tipo di concorso per i non abilitati, che abbiano un minimo di 36 mesi di servizio.

A quest’ultimi verrà riservato soltanto il 10% dei posti relativi al prossimo concorso ordinario. A parlare riguardo questo tema, è stato il Ministro dell’istruzione Marco Bussetti, il quale più volte ha fatto intendere di voler favorire l’accesso alla professione anche ai neo laureati.  I sindacati però non ci stanno e hanno annunciato infatti Battaglia.  Nello specifico ANIEF ha parlato di abbandono di circa 200 mila precari storici del settore, mentre la UIL ha avvisato tutti quelli che potrebbero essere i rischi di scavalcamento dei tanti in attesa di immissioni in ruolo in caso di apertura dei concorsi ai neo laureati. 

Ad essere ancora più duri sono quelli dell’Associazione docenti per i diritti dei Lavoratori, i quali hanno fatto sapere che nel caso in cui il governo dovesse avviare una tornata di concorsi per la prossima campagna elettorale che si terrà nel mese di maggio 2019, senza aver prima stabilito chi lavora da anni verranno boicottate le attività didattica e si bloccheranno gli scrutini e ci si renderà irreperibili per tutti gli esami di stato.  Ma sembra proprio che i sindacati siano pronti a scatenare un vero e proprio inferno.

Ma le notizie non sono soltanto queste, perché ci sarà l’obbligo di mobilità quinquennale per i neoassunti  e dunque, si potrà portare il concorso su base Nazionale, ma poi bisognerà scegliere le regole di assegnazione e dopo non si potrà più cambiare sede per i prossimi cinque anni.  Ancora una novità per quella  che riguarda la fine dell’era della titolarità in ambito territoriale, dalla quale i presidi pare attingessero però per poter scegliere i propri docenti.  L’ultima novità del 2019 sarà la fine della indennità per il sostegno, dove saranno stilate delle graduatorie biennali. Come abbiamo già detto, dunque, qualora l’attuale testo della manovra dovesse passare l’esame del parlamento, l’intero impianto della buona scuola e del governo Renzi verrebbe completamente smontato. Cosa ne pensano gli insegnanti di tutto ciò?

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